sabato 19 dicembre 2009
sabato 17 gennaio 2009
E ancora a proposito di Transizione...
RISCOPRIRE LA RESILIENZA
Rob è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza.
Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.
La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.
È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.
I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali).
Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.
LE TRANSITION TOWNS
Rob è anche e soprattutto un ecologista e ha passato anni a insegnare i principi della Permacultura. Da questo suo background deriva la sua seconda intuizione: applicare alla logica della sua Transizione il concetto di resilienza.
Resilienza non è un termine molto conosciuto, esprime una caratteristica tipica dei sistemi naturali. La resilienza è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno senza degenerare, una sorta di flessibilità rispetto alle sollecitazioni.
La società industrializzata è caratterizzata da un bassissimo livello di resilienza. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi e organizzazioni dei quali non abbiamo alcun controllo. Nelle nostre città consumiamo gas, cibo, prodotti che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate. Il tutto è reso possibile dall’abbondanza di petrolio a basso prezzo che rende semplice avere energia ovunque e spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta.
È facile scorgere l’estrema fragilità di questo assetto, basta chiudere il rubinetto del carburante e la nostra intera civiltà si paralizza. Questa non è resilienza.
I progetti di Transizione mirano invece a creare comunità libere dalla dipendenza dal petrolio e fortemente resilienti attraverso la ripianificazione energetica e la rilocalizzazione delle risorse di base della comunità (produzione del cibo, dei beni e dei servizi fondamentali).
Lo fa con proposte e progetti incredibilmente pratici, fattivi e basati sul buon senso. Prevedono processi governati dal basso e la costruzione di una rete sociale e solidale molto forte tra gli abitanti delle comunità. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, scambio e mercato regionale, nazionale, internazionale e globale.
LE TRANSITION TOWNS
Crisi economica e possibili miglioramenti...
Da questa crisi si può avviare un cambiamento, a cominciare da un ridimensionamento dei consumi che ci ha "leggermente" preso la mano (distogliendoci dalla vita vera), portandoci ad abusare del pianeta e degli stessi esseri umani.
Il sistema sociale che ci è stato imposto da una cerchia ristretta sta crollando, nonostante questa implosione fosse prevista fin dall'inizio, abbiamo fatto a modo vostro. Ora, visto che questo modo non ha funzionato credo sia nostro sacrosanto diritto decidere di cambiare registro.
Possiamo e dobbiamo dire che basta, avete abbondantemente praticato i vostri sistemi e i risultati sono purtroppo evidenti, lasciate quindi il passo ad altre scuole di pensiero. LO PRETENDIAMO.
Non si fa così nelle aziende ultra-liberiste che tanto piacciono a chi ha instaurato questo sistema economico? ;-)
Questa è, a mio parere, una valida alternativa di modello sociale:
Transition è un movimento culturale nato non più di due anni fa in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins, un guru davvero improbabile.
Tutto nasce quasi per caso nel 2003. In quel periodo Rob insegnava a Kinsale e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile.
Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro.
COM’È IL NOSTRO MONDO
L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite.
Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle risorse, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.
La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Rob intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento.
Il sistema sociale che ci è stato imposto da una cerchia ristretta sta crollando, nonostante questa implosione fosse prevista fin dall'inizio, abbiamo fatto a modo vostro. Ora, visto che questo modo non ha funzionato credo sia nostro sacrosanto diritto decidere di cambiare registro.
Possiamo e dobbiamo dire che basta, avete abbondantemente praticato i vostri sistemi e i risultati sono purtroppo evidenti, lasciate quindi il passo ad altre scuole di pensiero. LO PRETENDIAMO.
Non si fa così nelle aziende ultra-liberiste che tanto piacciono a chi ha instaurato questo sistema economico? ;-)
Questa è, a mio parere, una valida alternativa di modello sociale:
Transition è un movimento culturale nato non più di due anni fa in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins, un guru davvero improbabile.
Tutto nasce quasi per caso nel 2003. In quel periodo Rob insegnava a Kinsale e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e largamente disponibile.
Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito tutti si resero conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della Transizione, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro.
COM’È IL NOSTRO MONDO
L’economia del mondo industrializzato è stata sviluppata negli ultimi 150 anni sulla base di una grande disponibilità di energia a basso prezzo ottenuta dalle fonti fossili, prima fra tutte il petrolio. Più in generale il nostro sistema di consumo si fonda sull’assunto paradossale che le risorse a disposizione siano infinite.
Le conseguenze più evidenti di questa politica sono il Global Warming e il picco delle risorse, prime tra tutte il petrolio, una combinazione di eventi dalle ricadute di portata epocale sulla vita di tutti noi. Ci sono molti altri effetti che si sommano a questi, inquinamento, distruzione della biodiversità, iniquità sociale, mancata ridistribuzione della ricchezza, ecc.
La crisi petrolifera appare però la minaccia più immediata e facilmente percepibile dalle persone. Rob intuisce che è più semplice partire da questo punto e arrivare agli altri di conseguenza, un’intuizione che è probabilmente alla base della fulminea diffusione del suo movimento.
venerdì 26 settembre 2008
domenica 6 luglio 2008
Duemilacinquecento anni fa in oriente veniva redatto l'Editto di Erragudi.
"La crescita degli elementi essenziali del Dharma [il comportamento corretto] è possibile in molti modi. Ma la sua radice sta nel misurato controllo delle parole, in modo che non ci sia l'esaltazione della propria setta o la denigrazione di altre sette in occasioni inappropriate, e si deve mantenere un atteggiamento moderato anche nelle occasioni appropriate. Al contrario, le altre sette dovrebbero essere debitamente onorate in ogni modo in tutte le occasioni... Se una persona agisce altrimenti, non soltanto insulta la propria setta, ma danneggia anche le altre. In verità, se una persona loda la propria setta e disprezza le altre allo scopo di glorificarla solo per il suo attaccamento ad essa, agendo in quel modo insulta profondamente la propria setta."
Sii cittadino, lasciati processare!
Lasciati processare, come perfino G. Andreotti ha fatto (pure con qualche aggiustamento). Oppure imita il tuo "compagno di merende" B. Craxi e vattene ad Hammamet... Se dimostrerai coraggio e qualcosa che somigli allo spirito civico (dote dei maggiori statisti) e ti farai giudicare -come qualsiasi uomo deve fare, come Costituzione comanda-, avrai il permesso di abitare nella bella Sardegna gli anni della vecchiaia che già vedo incombere su di te... A patto però che non ti senta più parlare di tunnel sottomare e boiate del genere e soprattutto giù le mani dal Quirinale, non sei abbastanza onorato per ambire a cariche così... onorevoli. Sì, sei stato eletto, lo sappiamo, ma CHI ti ha votato, questo si sa? Abbiamo sentito tutti quando hai beatificato mezza MAFIA: Dell'Utri, Ciarrapico e pure Mangano, e vai..! Jack lo Squartatore... no? Li definisci "lapsus" o "battute" e tutto finisce lì. Ma dove credi di essere, forse dall'onorevolissimo, comunque giudice da salotto, Sante Licheri? Sappiamo tutti che da circa 50 anni la mafia porta un bel numero di voti a questo e a quel partito e tu con queste battute e finti lapsus mi hai dato chiaramente l'impressione di parlare in codice, una specie di "pizzinno", invece che di carta in video-comunicazione. Per chi ci hai preso, per "teste di terza elementare"? Sarà presto chiaro che il tuo obbiettivo non è mai stato coincidente a quello delle persone, soprattutto quelle "comuni". Ci riusciremo a rendere consapevoli di questo anche qualcuno dei tuoi elettori, scegliendo tra quelli un po' meno imbambolati, quelli che hanno un minimo di coscienza civica e un po' più di sale in zucca. E questa non solo sembra, è una minaccia. Ecco, per chi ancora non lo sapesse, qual'è l'opinione che matricola 1816 della loggia P2 ha del suo pubblico, che sono anche i suoi elettori: "Il pubblico italiano non è fatto solo di intellettuali, la media è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco... E' a loro che devo parlare" (Silvio Berlusconi, Corriere della Sera, 10 dicembre 2004). Altro che voto, uno sputo in un occhio si meriterebbe. Chi non si offende è assopito oppure non vede l'ora di abusare pure lui di chi dorme... Ah, dimenticavo... coglione ci sarai tu. BLAH..!
venerdì 20 giugno 2008
Forme di schiavitù del nostro tempo
"Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa, al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro, e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo, noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private. Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade, e che ogni ateniese cresce prostrando in se una felice versatilità la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così!" 400 a.C. Questo è un monologo recitato da Pericle che, prima di diventare un grande statista, si era cimentato nell'arte del teatrante con gli amici Pindaro ed Eschilo. Fu trascritto e fatto giungere fino a noi da un tale Tucidide, insigne scrittore nonchè frequentatore di teatri e locali notturni (non pensate a tipi come Corona, tutta un'altra storia...) Sembra impossibile che argomentazioni così all'avanguardia già albergassero nella mente degli uomini fin da tanti anni fa. Ritengo altrettanto incredibile che dopo 2500 anni l'uomo non sia ancora riuscito ad applicare nella realtà regole di civiltà così importanti e semplici allo stesso tempo. L'uomo antico, che noi dall'alto della nostre conquiste tecnologiche guardiamo con sufficienza, era già così consapevole del valore della convivenza umana e dell'importanza dei diritti fondamentali di ogni singolo individuo. In Italia testi come questo sono letti solo in qualche liceo, mentre sarebbero istruttivi fin dalle medie, affiancando lo studio della nostra Costituzione, trascuratissima pure lei. E i risultati si vedono, purtroppo. Provo invidia per gli umani di quel tempo in cui, non solo dalle teste di filosofi e politici, ma anche da quelle di buffoni e saltinbanchi scaturivano idee così avanzate. Oggi sì, abbiamo ancora alcuni saltinbanchi che continuano a fare una satira molto spassosa e spesso intelligente; dobbiamo sopportare però troppi politici che appaiono sempre più come buffoni..!
La vera alternativa alle religioni
Forse varrebbe la pena di dare la vita perché i miei simili potessero davvero smettere di credere e adorare entità remote, divinità irraggiungibili e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha di fronte a se, chiunque egli sia. Pensare come questa massa immane di energia potrebbe ridare tensione vitale agli esseri umani, immaginare una umanità intenta a scoprire la propria preziosità. Scrivo queste cose mentre dalle finestre entrano le urla di gioia e di partecipazione dei tifosi per la vittoria dell’Italia sulla Francia. Sembrano per poche ore tornare tutti italiani e tutti amici e tutti pazienti di fronte a qualsiasi affronto. In questo gaudio comune per una partita di calcio si esprime la speranza che gli esseri umani possano riconoscersi, un ad uno, come il progetto più perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni. Non ci sono più, per alcune ore tifosi di questa o quella squadra, pronti a divorarsi in altre circostanze, sono invece tutti uniti nel vivere in profondità la vittoria dell’Italia. Dunque esiste la possibilità di ritrovarsi, insieme, a festeggiare la gioia comune di essere vivi, di sentirsi finalmente rispettati dalla socità e dal destino. Questa sera nelle vie di Roma non c’è più dissidio o sospetto nei confronti degli extra comunitari che, nell’ebrezza di una partita vinta, divengono anch’essi esseri umani, degni di essere abbracciati e accomunati nella passione per il calcio. Domani torneranno le divisioni, gli insulti, le bravate in automobile per suscitare sdegno tra i buoni borghesi, tornerà a vagare negli sguardi di ognuno il sospetto di essere solo sfruttati, qualsiasi sia il lavoro, la certezza furiosa di essere martoriati qualsiasi sia la tassa imposta dallo Stato. Ma intanto fino a tarda notte, la festa della vittoria rende possibile e reale la fratellanza tra avversari, tra le varie etnie, tra tifoserie altrimenti spietate e senza alcun freno. Intanto, fino a tarda notte sarà un piacere per me immaginare che un simile tripudio possa un giorno celebrare la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’inizio di un tempo di libertà, capace di consentire a tutti, ma proprio a tutti di beneficiare dei prodotti della terra, del tempo per vivere, e soprattutto della possibilità di scoprire la propria e l’altrui preziosità. Ingenui e illusi i tifosi, ingenuo e illuso io, ma ambedue godendo il fluire della notte nel turbinio dei clacson che per loro significa la vittoria di una partita di calcio e per me la vittoria della vita sull’esistenza. Dal "Diario Azzurro" di Silvano Agosti
mercoledì 18 giugno 2008
Nando dalla Chiesa: pensieri costruttivi
Da subito ho cominciato a prestare orecchio e interesse alla politica, ma dopo anni di entusiasmo sono gradualmente ma inesorabilmente sprofondata nello sconforto più totale, fino a scoprirmi tentata da qualcosa che avevo sempre ripudiato come una sconfitta a priori: il non voto. Da quando ho incontrato il pensiero di Nando dalla Chiesa nei suoi scritti sparsi qua e là e poi sul suo sito, ho capito che sono le cose di cui è utile parlare, questa è la politica che costruisce la civiltà. Hanno capito nel PD l'errore di aver messo nelle liste candidature dubbie, per motivi noti solo a loro, lasciando fuori personalità come questa? Per sostenere le sue idee, per mezzo di internet si è messo insieme un gruppo di persone dal nome che promette davvero bene Società civile a Responsabilità Illimitata, reperibile a Google Gruppi. Io mi ci sono iscritta ma per ora li ho osservati dall'esterno, non partecipando al loro primo incontro avvenuto poche settimane fa. Ora sono sempre più tentata di entrare a far parte attiva del progetto, l'idea che è uscita dal loro trovarsi mi piace non poco: una scuola di formazione politica intitolata ad Antonino Caponnetto. La nascita di questa scuola è prevista per il 12 luglio alla Sala Farnese di Bologna. Chiunque di voi senta la necessità di veder rivalutati valori che ultimamente sempre più spesso sono stati non solo ignorati ma addirittura calpestati, visitate il sito di Nando per saperne di più. www.nandodallachiesa.it Io ho deciso che ci andrò e spero che saremo in tanti. Non si può più lasciare la delega ad altri, abbiamo visto o no che non si arriva da nessuna parte, così? Libertà è partecipazione come diceva il grande Giorgio Gaber.
Parola d'ordine: sicurezza (ma per chi..!?)
Dai provvedimenti che si stanno adottando sembra di andare verso una dittatura. Subdola e difficile da contrastare in quanto mascherata da democrazia. Purtroppo tanta gente non riesce a vedere aldilà della facciata. Soprattutto chi non ha nessuna voglia di interessarsi di politica; considerandolo un argomento noioso preferiscono occupare la loro mente con cose più frivole e divertenti, e quasi sempre troppo vuote di sostanza. Non mi fraintendete, non ho nulla contro la leggerezza anzi, piace pure a me ridere e svagarmi, ma credo che sia giusto anche tenersi informati, è essenziale per non permettere all'opportunista di turno (non mancano mai, purtroppo!) di farsi i suoi affari a nostra insaputa. Per quanto riguarda colui che per la terza volta ci sta provando a ritagliarsi la giustizia su misura per salvarsi dai carichi penali che gli penzolano sulla testa, sta veramente rasentando l'assurdo. Non è possibile che gli riesca di far passare questa! Una legge che permetta ad un imputato di qualsiasi reato ( lui la fa per sè ma non dimentichiamo che poi ne potranno usufruire tutti) di ricusare senza un valido motivo il giudice che sta indagando su di lui. Questo no...quell'altro nemmeno... Fino a che non trova quello accomodante che gliela fa passare liscia! Mi ricorda tanto quella storia di Giulio Cesare Croce "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno" (Monicelli ne ha fatto un film esilarante) Il Più scaltro dei tre, Bertoldo, ad un certo punto viene condannato a morte dal re e ottenendo di vedere esaudito il suo ultimo desiderio trova la maniera di salvarsi la pelle: chiede di poter scegliere l'albero al quale essere impiccato. Naturalmente porta il re e le sue guardie a lungo in giro per il bosco, fino poi a trovare finalmente quello adatto a lui. Un alberello appena nato, piccolo come un bonsai, del quale occorreva aspettare la crescita. Fece ridere talmente il suo re che gli diede volentieri la grazia. Berlusconi si sta comportando come un moderno Bertoldo (Berlustoldo, direi). Noi, popolo italiano, ritenuto sovrano dalla nostra Costituzione, facciamo la parte del re magnanimo. Temo però che ci attendano poche risate e tante... bastonate!
venerdì 13 giugno 2008
La lunga mano che governa il mondo

Spesso noi occidentali osserviamo le dittature ancora presenti nel mondo e le loro efferatezze con compassione e malcelata aria di superiorità, sentendoci ormai al sicuro da simili forme di oppressione. Ma lo siamo davvero?
Dall'articolo di cui sopra si deduce che i centri di potere che fino al secolo scorso hanno esercitato, sotto l'ombrello di leggi repressive, la loro autorità in maniera palese e brutale sulle masse, vedendo l'evoluzione culturale dei popoli che iniziavano a mal sopportare i loro sistemi, hanno deciso di cambiare metodo.
Hanno intuito in maniera diabolicamente geniale che per controllare le genti era necessario dar loro una forma di democrazia apparente e un'illusione di libertà.
In realtà effettuando quasi un plagio di massa attraverso una costante e capillare disinformazione basata su false paure e false certezze.
Tutto ciò riuscendo ad occupare con uomini fidati o appartenenti alle varie lobbie i più importanti centri di potere, informativi,economici, politici, sociali, educativi, religiosi ecc. perseguendo il loro secolare scopo: il mantenimento del potere.
Sembra un soggetto da un libro di Ken Follet, vero?
Può anche essere che sia solo fantasia e a dirla tutta io sarei la prima ad esserne felice, perchè se così non fosse saremmo in una situazione davvero difficile...sogni d'oro!
Api in via di estinzione

A proposito di informazione libera ed efficiente.
Vorrei capire perchè ci hanno fatto una capa tanta per mesi con le notizie sulla "mucca pazza"e sull' "aviaria", seminando il panico in maniera spropositata rischiando di creare danni all'economia, mentre non veniamo aggiornati (se non sporadicamente) su cose così importanti quanto quella di un'imminente estinzione delle api a causa di un uso scriteriato di pesticidi in agricoltura.
(vedi il link sopra)
Non credo proprio sia casuale. Probabilmente preme ai produttori di insetticidi non divulgare troppo la cosa, se si diffondesse sarebbero costretti a prendere dei provvedimenti che vanno contro ai loro schifosi interessi.
Spero che la grande comunicazione che internet ha messo in moto, permetta una più grande consapevolezza nella gente e di conseguenza un intervento e una forza decisionale maggiore nella società.
martedì 10 giugno 2008
Se conosco l'invidia?...un po' sì, è naturale...

A proposito di invidia la mia più grande è quella verso il mio amato fratello per l’enorme fortuna che ha avuto di essere il primogenito!
Grazie a questo quando ci siamo trasferiti nell’appartamento al terzo piano di fronte all’Italsider di Cornigliano aveva potuto gattonare e correre con altri bambini in piena libertà, sui prati e sulle strade polverose di un paesino della Sardegna tra pecore e galline, inseguendosi e inseguendo nuvole dalle mille forme in quegli spazi infiniti.
Io invece al momento della traversata avevo solo 3 mesi e ho trascorso la prima infanzia praticamente da sola, con mia madre che, dovendo accudire marito e fratello operai e due bambini, aveva il suo bel da fare senza l’aiuto degli elettrodomestici che in seguito hanno notevolmente alleggerito il mestiere della donna di casa.
Pur essendo amorosa e dolce con me, era ben felice del mio buon carattere. Mi racconta spesso che mi piazzava con due sedie capovolte a mo’ di seggiolone davanti alla finestra e ci restavo ore senza lamentarmi. Che ci vedevo tra gli sbuffi del fumo grigio di quelle ciminiere, proprio non lo so.
Abituata a non vedere nessuno, se non le persone di casa, mi è venuta una paura degli altri, ma una paura vera, che quando andavamo al paese fuggivo da quella marea di parenti vocianti e complimentosi, rifugiandomi fra le gonne dell’unica zietta di cui avevo deciso di potermi fidare. “Poara stedda, cant’è ciusa”. Fin da subito mi son sentita dire che ero timida, dando per certo che questa cosa fosse oltre che vera molto negativa.
Al momento dell’asilo naturalmente non ne ho voluto sapere e dopo un paio di tentativi mia madre ha rinunciato, consigliata dalla suora assai poco motivata che si occupava di noi :”Signora, sua figlia è davvero troppo timida, meglio che se la tenga a casa…”
Che sollievo ritornare al silenzio protettivo di casa, me ne stavo sotto un tavolo di legno con una enorme tovaglia decorativa e rassicurante che scendeva quasi fino a terra. E’ l’unico ricordo che ho di quel periodo, vivido al punto che vedo ancora le scanalature nelle quali mettevo i miei oggetti preferiti e inventavo di intrattenere un sacco di amici.
Il sollievo è stato solo temporaneo però, fino al momento di frequentare la scuola elementare, credo sia stata dura per me rendermi conto che quella non l’avrei potuta evitare.
Sotto quel tavolo ho comunque guadagnato qualcosa di fondamentale, la capacità di comunicare con il mio io, che mi è stata poi molto utile , magari non sempre ho capito i messaggi che mi mandava però non ho mai smesso di ascoltarne la voce.
Per questo non invidio per nulla i ragazzini di oggi che in presenza dello stesso problema di solitudine e timidezza si buttano a capofitto in uno schermo televisivo o in una consolle, certo queste cose aiutano a combattere la noia ma non a trovare un dialogo con se stessi.
Grossa invidia anche verso la mia compagna di scuola che si prese i complimenti della maestra per la sua chioma bionda e morbida. Li avrei voluti sentire rivolti a me, che invece ricevevo commenti del tipo :”Ammetti che non sono veri, hai una parrucca…”, e i conseguenti tentativi di tirarmela via. Odiavo quei capelli così strani, tanti e crespi… quanto ora invece ne vado fiera …”Quanti capelli che hai, non si riesce a contarli….di tanti capelli ci si può fidare…” Grande Lucio ;-)
lunedì 9 giugno 2008
Vivere per amare (Patty Smith)
“Prendimi adesso baby qui come sono / stringimi forte, prova a capire / il desiderio è forte è il fuoco che respiro / l’amore è il banchetto sul quale ci sfamiamo”. Inizia così Because the Night, la sua bandiera, scritta nel 1978 insieme a Bruce Springsteen. “Perché la notte appartiene agli amanti”: è il testo simbolo di un’epoca, forgiato sullo stile di vita bohémien. Allo stesso tempo però i versi della canzone esprimono pienamente la passionalità dell’artista e, soprattutto, il suo credo nell’amore. Ricordiamo infatti che per quasi 15 anni, dall’inizio degli anni 80 a metà degli anni 90, Patti Smith ha scelto di stare lontano dai riflettori, per dedicarsi quasi totalmente alla famiglia. Solo su consiglio degli amici, il poeta Allen Ginsberg e Michael Stipe, cantante dei Rem, è tornata sulle scene, riuscendo così a superare il dolore per la morte del marito Fred, scomparso nel 1994
Arricchirsi con la diversità e fermare i bio-pirati (Doris Lessing)

La varietà di specie animali e vegetali di un ambiente ne determina l'efficienza e la ricchezza. E come la natura ha differenziato le specie per tutelarle dalle malattie, così i contadini, con le loro culture tradizionali distillate in migliaia di anni, hanno da sempre differenziato le colture per evitare le carestie. Oggi, invece, le multinazionali tentano di imporre al mondo le varietà di riso o di mais di cui detengono brevetto e proprietà per trarre un immenso profitto a discapito della tutela della biodiversità. Questo trend agricolo riflette un atteggiamento culturale: la monocultura della mente. Eliminare la ricchezza morale e materiale data dalla diversità etnica e culturale permette di ridurre la circolazione delle idee, di contenere il dissenso e di governare meglio le società.
Fermare i bio-pirati
Le industrie fartimaceutiche e agroalimentari si stanno appropriando delle varietà locali di piante officinali, frutti ed erbe custoditi da milioni di anni nel seno delle foreste vergini del mondo e grazie ai quali gli indigeni di ogni luogo si sono curati e nutriti. L'appropriazione indebita dei codici genetici tramite brevetti e diritti di sfruttamento esclusivi è biopirateria.
mercoledì 4 giugno 2008
I cento passi verso la libertà
Indimenticabile questo film di Marco Tullio Giordana.
Mi ha permesso di conoscere meglio una persona di quelle che ti fanno dire "E'un peccato non averla conosciuta", con un coraggio e uno spessore interiore fuori dal comune che gli hanno permesso di vivere i propri ideali in modo più concreto di come normalmente la maggior parte della gente li vive.
Non dev'essere per nulla facile nascere e crescere in Sicilia (e quanti sono purtroppo i posti così belli e così tremendi in Italia e non solo!)
Questo ragazzo ha preferito morire piuttosto che chinare la testa davanti a chi con l'arroganza vuole trasformare i cittadini, che dovrebbero essere legittimi padroni nel luogo in cui vivono, in esseri impauriti e striscianti.
Da brivido anche la canzone dei Modena City Ramblers...
venerdì 30 maggio 2008
selvaggi...chi?

Tra la California e il Nevada c’è un luogo unico al mondo: la Death Valley, la valle della morte, caratterizzata da immensi spazi aridi, di terra rossa secolare e antica. Teatro di numerosi film, questo luogo dell’impossibile è una miniera per geologi, paleontologi e anche per gli archeologi. Sembra infatti che in essa siano presenti le tracce di numerose e antiche culture per lo più sconosciute alla massa ma che vengono a costituire un patrimonio archeologico unico e decisamente enigmatico allo stesso tempo. Conosciute come Nevares Spring Culture, Mesquite flat Culture, Saratoga Springs Culture e Shoshonean Culture sono caratterizzate da specifiche fasi cronologiche: per la prima possiamo stabilire il 7000 A.C. come gruppo più arcaico della zona. Con un salto di quattromila anni la Mesquite culture, nel 3000 A.C. , fa la sua comparsa per dominare la scena fino al primo secolo dopo Cristo, caratterizzata da uno sviluppo della lavorazione della ceramica sconosciuta alla prima fase. Mentre in Europa dominava un feroce Medioevo e poco lontano gruppo quali Anasazi, Fremont e Hohokam dominavano la scena, dal 900 D.C. al 1100 D.C. fa la sua compara la Saratoga Spring Culture per cedere poi il passo subito dopo la sua fine alla Shoshonean Culture, i cui gruppi etnici sono ancora oggi visibili tra i Nativi. Queste culture hanno dato filo da torcere agli studiosi, per il loro sorgere dal nulla e vista la loro scarsa produzione materiale che avrebbe potuto fornirci informazioni d’oro al riguardo. Potremmo dire senza alcun problema che si tratta di uno dei tanti gruppi preistorici che si aggiravano ancora in Nord America anche se alcune di loro sorgono in fase troppo moderne per poter parlare ancora di Preistoria.Chi erano quindi questi antichi abitanti? Stando a ricerche archeologiche di una sessantina di anni fa si è ipotizzata la presenza di una antichissima civiltà in questa zona, collegabile anche alle più note culture del sud-ovest, visto la presenza di ruderi archeologici decisamente eccezionali e a volte di grandi proporzioni. Alcuni hanno parlato di vere e proprie città abbandonate, di fondamenta di antiche mura senza ricordo e memoria, di tempi o nicchie religiose incastonate tra le immense gole di queste zone. Sembra fantarcheologia però potremmo anche attribuire questi ruderi ai gruppi sopraccitati. Al di là di queste misteriose strutture non ci sono molte notizie riguardanti questi gruppi e sbrigativamente gli studiosi ce li classificano come gli ultimi superstiti di antiche orde preistoriche. La speranza è che essi, in futuro, possano fare un po’ di luce al riguardo e svelarci tutti i segreti e la bellezza di questi popoli persi nel tempo e nei ricordi. (Nella foto: veduta della Death Valley con petroglifico risalente alla Mesquite Flat Culture).

voglia di scarpinare (solo sogni...)
Il sogno comincia così: con A. facevo parte di un gruppo che si apprestava con un aire molto gioioso a fare una scarpinata su per i monti. La cosa ci è stata impedita dal gruppo che ci precedeva che doveva partire prima di noi e stranamente al momento dell’avvio voleva farlo alla maniera dei corridori olimpionici, in più con un retrocedere a mo’ di molla. In questa maniera veniva addosso a noi spingendoci quasi sgarbatamente nella cunetta vicino alla quale noi ci trovavamo.
Forse a causa di questa difficoltà il sogno cambia ambientazione e mi trovo in una casa grande, con un grande giardino, non sono sicura che fosse la mia, ma probabilmente sì.
C’era tanta gente, molte persone sconosciute e altre no, fra le quali parenti e amici.
Era un ambiente ad alto livello di socialità, si usava Internet e a momenti capitava che arrivasse gente direttamente dall’etere.
Nel giardino ho trovato una tartaruga e la gioia era grande nonostante non sembrasse in piena salute: aveva il guscio rovinato, rotto in più di un punto e per questo spesso lo perdeva e rimaneva “nuda”. Uno dei ragazzi che erano lì si è offerto di fare qualcosa per ripararlo in modo che non lo perdesse più e io gli proposi l’idea, che apparve a tutti geniale, di usare una pinzatrice. Presto fatto, la tartaruga venne messa a scorrazzare in giardino.
Un altro dilemma si è presentato alle persone presenti e anche a quelle nell’etere, a mo’ di sondaggio ci si chiedeva: “ E’ sensato che A. e M. ritornino a fare coppia?”
Loro erano presenti in carne ed ossa e apparivano molto innamorati. Tutti cominciano a dire la propria ed è un unanime sì , solo una figura femminile comunicava con una mail il suo deciso dissenso. Questa persona si materializza e A. si distacca a malincuore da M. sentendo il bisogno di andare ad accoglierla alla porta per annunciarle che la decisione era stata presa comunque.
A questo punto mi distraggo da loro e mi avvicino ad un tavolo al quale siedono G., S., V. e altri. Mi interessava di conoscere il loro nuovo indirizzo email e soprattutto consigliare loro, se già non l’avessero fatto, di andare a visitare il sito di Jacopo Fo.
Mentre mi rivolgevo loro sentivo che qualcuno da dietro mi baciava ripetutamente sulla guancia, ma ci facevo caso distrattamente, tanto ero impegnata a parlare, un po’come farebbe una mamma assalita dalle coccole di un figlio in un momento poco opportuno o una fidanzata poco disposta alle effusioni del fidanzato. Solo dopo un bel po’ mi rendo conto che era M., arrivato all’improvviso dopo tempo che non ci si incontrava. “Finalmente ti accorgi di me..” Allora l’ho salutato molto affettuosamente.
Nella scena seguente mi ritorna in mente la tartaruga e il desiderio di vedere se il rattoppo ha funzionato. Mi avvicino ad una finestra situata al pianterreno per guardare fuori e salgo sul davanzale per avere una più ampia visuale, allungo lo sguardo verso il giardino e a quel punto mi ritrovo a salire sempre più in alto, all’improvviso sono ancora sul davanzale ma ad un’altezza tipo al secondo piano, con una sensazione di vertigine sempre più attanagliante. Mentre mi sento sempre più prossima a cadere, sento S. che dall’ interno con calma attira la mia attenzione cercando di tranquillizzarmi e guidandomi a farei movimenti giusti. “Tranquilla… tieniti al muro e girati piano… non guardare di sotto, ora siediti…” ho sentito il panico scemare e con un salto sono tornata giù.
Forse a causa di questa difficoltà il sogno cambia ambientazione e mi trovo in una casa grande, con un grande giardino, non sono sicura che fosse la mia, ma probabilmente sì.
C’era tanta gente, molte persone sconosciute e altre no, fra le quali parenti e amici.
Era un ambiente ad alto livello di socialità, si usava Internet e a momenti capitava che arrivasse gente direttamente dall’etere.
Nel giardino ho trovato una tartaruga e la gioia era grande nonostante non sembrasse in piena salute: aveva il guscio rovinato, rotto in più di un punto e per questo spesso lo perdeva e rimaneva “nuda”. Uno dei ragazzi che erano lì si è offerto di fare qualcosa per ripararlo in modo che non lo perdesse più e io gli proposi l’idea, che apparve a tutti geniale, di usare una pinzatrice. Presto fatto, la tartaruga venne messa a scorrazzare in giardino.
Un altro dilemma si è presentato alle persone presenti e anche a quelle nell’etere, a mo’ di sondaggio ci si chiedeva: “ E’ sensato che A. e M. ritornino a fare coppia?”
Loro erano presenti in carne ed ossa e apparivano molto innamorati. Tutti cominciano a dire la propria ed è un unanime sì , solo una figura femminile comunicava con una mail il suo deciso dissenso. Questa persona si materializza e A. si distacca a malincuore da M. sentendo il bisogno di andare ad accoglierla alla porta per annunciarle che la decisione era stata presa comunque.
A questo punto mi distraggo da loro e mi avvicino ad un tavolo al quale siedono G., S., V. e altri. Mi interessava di conoscere il loro nuovo indirizzo email e soprattutto consigliare loro, se già non l’avessero fatto, di andare a visitare il sito di Jacopo Fo.
Mentre mi rivolgevo loro sentivo che qualcuno da dietro mi baciava ripetutamente sulla guancia, ma ci facevo caso distrattamente, tanto ero impegnata a parlare, un po’come farebbe una mamma assalita dalle coccole di un figlio in un momento poco opportuno o una fidanzata poco disposta alle effusioni del fidanzato. Solo dopo un bel po’ mi rendo conto che era M., arrivato all’improvviso dopo tempo che non ci si incontrava. “Finalmente ti accorgi di me..” Allora l’ho salutato molto affettuosamente.
Nella scena seguente mi ritorna in mente la tartaruga e il desiderio di vedere se il rattoppo ha funzionato. Mi avvicino ad una finestra situata al pianterreno per guardare fuori e salgo sul davanzale per avere una più ampia visuale, allungo lo sguardo verso il giardino e a quel punto mi ritrovo a salire sempre più in alto, all’improvviso sono ancora sul davanzale ma ad un’altezza tipo al secondo piano, con una sensazione di vertigine sempre più attanagliante. Mentre mi sento sempre più prossima a cadere, sento S. che dall’ interno con calma attira la mia attenzione cercando di tranquillizzarmi e guidandomi a farei movimenti giusti. “Tranquilla… tieniti al muro e girati piano… non guardare di sotto, ora siediti…” ho sentito il panico scemare e con un salto sono tornata giù.
viaggi (solo sogni...)
Mi trovavo seduta fuori al tavolino di un bar con Sacha. Jacopo non c’era ma era come se lo stessimo attendendo da un momento all’altro.
Sentivo una sensazione indistinta come se fossimo in procinto di partire per qualche luogo imprecisato.
Su uno schermo davanti a noi sfilavano delle scene di un film in lingua spagnola e Sacha dice di aver già visto quel film con suo fratello in lingua tedesca.
Allora io ho pensato :“Bene, potrebbero rivederlo così non si annoieranno mentre io vado a recuperare l’altra borsa..”
Ero molto preoccupata perché all’improvviso mi ero resa conto di portare a tracolla una borsa che non era quella con i miei soldi ma anzi era una borsa di poco valore, anche nel contenuto.
Mano a mano ricordavo di aver dimenticato la borsa in un posto dove eravamo stati poco prima.
A tutti i costi volevo evitare che loro venissero a conoscenza del guaio, mi avrebbero presa sicuramente per una sciocca, pensavo di tornare là sperando di ritrovarla ma la sensazione di panico cresceva perché non sapevo con che mezzo andarci ed ero quasi sicura che anche arrivandoci non avrei ritrovato la borsa con i miei averi.
Cambio di scena, anche se c’è ancora aria di viaggi, sto andando in un albergo dove so esserci mamma, Jacopo, Sacha, Gotham. Prima ero là con loro e parlavamo della scuola dei ragazzi e degli esami.
Non so perché fossi andata via ma ci stavo tornando non senza difficoltà, prima nel ritrovare la stanza, poi quando finalmente riesco ad orizzontarmi mi ritrovo a salire una scala molto affollata, imbottigliata da una moltitudine di persone, soprattutto donne.
Una in particolare si trova dietro di me, dopo aver attaccato bottone gentile e complimentosa, mi acchiappa una chiappa e molto sfrontatamente me l’accarezza a lungo parlando libidinosamente di cosa mi avrebbe fatto di lì a poco…
Stavo malissimo, accorgendomi che le altre persone erano dalla sua parte e liberarmi non sarebbe stato facile…
Sentivo una sensazione indistinta come se fossimo in procinto di partire per qualche luogo imprecisato.
Su uno schermo davanti a noi sfilavano delle scene di un film in lingua spagnola e Sacha dice di aver già visto quel film con suo fratello in lingua tedesca.
Allora io ho pensato :“Bene, potrebbero rivederlo così non si annoieranno mentre io vado a recuperare l’altra borsa..”
Ero molto preoccupata perché all’improvviso mi ero resa conto di portare a tracolla una borsa che non era quella con i miei soldi ma anzi era una borsa di poco valore, anche nel contenuto.
Mano a mano ricordavo di aver dimenticato la borsa in un posto dove eravamo stati poco prima.
A tutti i costi volevo evitare che loro venissero a conoscenza del guaio, mi avrebbero presa sicuramente per una sciocca, pensavo di tornare là sperando di ritrovarla ma la sensazione di panico cresceva perché non sapevo con che mezzo andarci ed ero quasi sicura che anche arrivandoci non avrei ritrovato la borsa con i miei averi.
Cambio di scena, anche se c’è ancora aria di viaggi, sto andando in un albergo dove so esserci mamma, Jacopo, Sacha, Gotham. Prima ero là con loro e parlavamo della scuola dei ragazzi e degli esami.
Non so perché fossi andata via ma ci stavo tornando non senza difficoltà, prima nel ritrovare la stanza, poi quando finalmente riesco ad orizzontarmi mi ritrovo a salire una scala molto affollata, imbottigliata da una moltitudine di persone, soprattutto donne.
Una in particolare si trova dietro di me, dopo aver attaccato bottone gentile e complimentosa, mi acchiappa una chiappa e molto sfrontatamente me l’accarezza a lungo parlando libidinosamente di cosa mi avrebbe fatto di lì a poco…
Stavo malissimo, accorgendomi che le altre persone erano dalla sua parte e liberarmi non sarebbe stato facile…
mercoledì 28 maggio 2008
2° Repubblica (!?)

Oltre ad aver dovuto rinunciare a scegliere per chi votare
non abbiamo nemmeno il diritto di sapere chi realmente sono le persone che hanno in mano le nostre vite?
Se Schifani e chi come lui si sentono offesi dalle parole di Travaglio e dei pochi giornalisti che hanno il coraggio di parlare di fatti, hanno la legge italiana che giustamente offre loro come difendersi.
Ma chi difende noi cittadini da questo strano modo di fare politica e da un'informazione così carente e spesso manipolata?
Ha fatto gridare allo scandalo la definizione con cui Grillo ha definito Giorgio Napolitano, "Morfeo".
Una reazione altrettanto indignata mi aspettavo quando, negli ultimi anni fino all'ultima campagna elettorale, insulti ben peggiori ho sentito rivolgere allo stesso Presidente e ai suoi predecessori da esponenti dell'attuale governo.
Queste esternazioni sono molto più riprovevoli (al limite del penale) in quanto espresse da "Onorevoli" del parlamento che in una democrazia degna di questo nome hanno il dovere di rispettare le Istituzioni.
Altro che rispetto. Si è oltraggiato il tricolore, si sono minacciati scioperi fiscali e insurrezioni armate in caso di perdita di elezioni.
Abbiamo visto candidare ed eleggere in Parlamento personaggi dalla fedina penale che non si può certo dire immacolata, fino a sentir definire eroe un certo Mangano, condannato per collusione mafiosa ed omicidio.
Dovremmo mettere una pietra sopra agli altarini o è meglio pretendere la trasparenza?
Non ci deve interessare di sapere chi sono veramente i nostri politici!?
Per il quieto vivere dovremmo fingere di non vedere le stupidaggini che fanno e che dicono!?
Da buona donna di casa so che nascondere la spazzatura sotto il tappeto non equivale a rendere pulito l'ambiente.
Abbiamo un sacco di misteri irrisolti in Italia, misteri che riguardano vite e famiglie spezzate.
E proprio il metodo di non voler andare in fondo alle cose ci ha portato a quello che siamo oggi.
Credo che sia ora di rimetterlo in discussione.
Iscriviti a:
Post (Atom)
