venerdì 20 giugno 2008

Forme di schiavitù del nostro tempo

"Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa, al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro, e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo, noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private. Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma io proclamo Atene scuola dell’Ellade, e che ogni ateniese cresce prostrando in se una felice versatilità la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così!" 400 a.C. Questo è un monologo recitato da Pericle che, prima di diventare un grande statista, si era cimentato nell'arte del teatrante con gli amici Pindaro ed Eschilo. Fu trascritto e fatto giungere fino a noi da un tale Tucidide, insigne scrittore nonchè frequentatore di teatri e locali notturni (non pensate a tipi come Corona, tutta un'altra storia...) Sembra impossibile che argomentazioni così all'avanguardia già albergassero nella mente degli uomini fin da tanti anni fa. Ritengo altrettanto incredibile che dopo 2500 anni l'uomo non sia ancora riuscito ad applicare nella realtà regole di civiltà così importanti e semplici allo stesso tempo. L'uomo antico, che noi dall'alto della nostre conquiste tecnologiche guardiamo con sufficienza, era già così consapevole del valore della convivenza umana e dell'importanza dei diritti fondamentali di ogni singolo individuo. In Italia testi come questo sono letti solo in qualche liceo, mentre sarebbero istruttivi fin dalle medie, affiancando lo studio della nostra Costituzione, trascuratissima pure lei. E i risultati si vedono, purtroppo. Provo invidia per gli umani di quel tempo in cui, non solo dalle teste di filosofi e politici, ma anche da quelle di buffoni e saltinbanchi scaturivano idee così avanzate. Oggi sì, abbiamo ancora alcuni saltinbanchi che continuano a fare una satira molto spassosa e spesso intelligente; dobbiamo sopportare però troppi politici che appaiono sempre più come buffoni..!

La vera alternativa alle religioni

Forse varrebbe la pena di dare la vita perché i miei simili potessero davvero smettere di credere e adorare entità remote, divinità irraggiungibili e invece potesse ognuno credere e adorare chi ha di fronte a se, chiunque egli sia. Pensare come questa massa immane di energia potrebbe ridare tensione vitale agli esseri umani, immaginare una umanità intenta a scoprire la propria preziosità. Scrivo queste cose mentre dalle finestre entrano le urla di gioia e di partecipazione dei tifosi per la vittoria dell’Italia sulla Francia. Sembrano per poche ore tornare tutti italiani e tutti amici e tutti pazienti di fronte a qualsiasi affronto. In questo gaudio comune per una partita di calcio si esprime la speranza che gli esseri umani possano riconoscersi, un ad uno, come il progetto più perfetto e sofisticato cui sia giunta la natura in migliaia di anni. Non ci sono più, per alcune ore tifosi di questa o quella squadra, pronti a divorarsi in altre circostanze, sono invece tutti uniti nel vivere in profondità la vittoria dell’Italia. Dunque esiste la possibilità di ritrovarsi, insieme, a festeggiare la gioia comune di essere vivi, di sentirsi finalmente rispettati dalla socità e dal destino. Questa sera nelle vie di Roma non c’è più dissidio o sospetto nei confronti degli extra comunitari che, nell’ebrezza di una partita vinta, divengono anch’essi esseri umani, degni di essere abbracciati e accomunati nella passione per il calcio. Domani torneranno le divisioni, gli insulti, le bravate in automobile per suscitare sdegno tra i buoni borghesi, tornerà a vagare negli sguardi di ognuno il sospetto di essere solo sfruttati, qualsiasi sia il lavoro, la certezza furiosa di essere martoriati qualsiasi sia la tassa imposta dallo Stato. Ma intanto fino a tarda notte, la festa della vittoria rende possibile e reale la fratellanza tra avversari, tra le varie etnie, tra tifoserie altrimenti spietate e senza alcun freno. Intanto, fino a tarda notte sarà un piacere per me immaginare che un simile tripudio possa un giorno celebrare la fine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’inizio di un tempo di libertà, capace di consentire a tutti, ma proprio a tutti di beneficiare dei prodotti della terra, del tempo per vivere, e soprattutto della possibilità di scoprire la propria e l’altrui preziosità. Ingenui e illusi i tifosi, ingenuo e illuso io, ma ambedue godendo il fluire della notte nel turbinio dei clacson che per loro significa la vittoria di una partita di calcio e per me la vittoria della vita sull’esistenza. Dal "Diario Azzurro" di Silvano Agosti

mercoledì 18 giugno 2008

Nando dalla Chiesa: pensieri costruttivi

Da subito ho cominciato a prestare orecchio e interesse alla politica, ma dopo anni di entusiasmo sono gradualmente ma inesorabilmente sprofondata nello sconforto più totale, fino a scoprirmi tentata da qualcosa che avevo sempre ripudiato come una sconfitta a priori: il non voto. Da quando ho incontrato il pensiero di Nando dalla Chiesa nei suoi scritti sparsi qua e là e poi sul suo sito, ho capito che sono le cose di cui è utile parlare, questa è la politica che costruisce la civiltà. Hanno capito nel PD l'errore di aver messo nelle liste candidature dubbie, per motivi noti solo a loro, lasciando fuori personalità come questa? Per sostenere le sue idee, per mezzo di internet si è messo insieme un gruppo di persone dal nome che promette davvero bene Società civile a Responsabilità Illimitata, reperibile a Google Gruppi. Io mi ci sono iscritta ma per ora li ho osservati dall'esterno, non partecipando al loro primo incontro avvenuto poche settimane fa. Ora sono sempre più tentata di entrare a far parte attiva del progetto, l'idea che è uscita dal loro trovarsi mi piace non poco: una scuola di formazione politica intitolata ad Antonino Caponnetto. La nascita di questa scuola è prevista per il 12 luglio alla Sala Farnese di Bologna. Chiunque di voi senta la necessità di veder rivalutati valori che ultimamente sempre più spesso sono stati non solo ignorati ma addirittura calpestati, visitate il sito di Nando per saperne di più. www.nandodallachiesa.it Io ho deciso che ci andrò e spero che saremo in tanti. Non si può più lasciare la delega ad altri, abbiamo visto o no che non si arriva da nessuna parte, così? Libertà è partecipazione come diceva il grande Giorgio Gaber.

Parola d'ordine: sicurezza (ma per chi..!?)

Dai provvedimenti che si stanno adottando sembra di andare verso una dittatura. Subdola e difficile da contrastare in quanto mascherata da democrazia. Purtroppo tanta gente non riesce a vedere aldilà della facciata. Soprattutto chi non ha nessuna voglia di interessarsi di politica; considerandolo un argomento noioso preferiscono occupare la loro mente con cose più frivole e divertenti, e quasi sempre troppo vuote di sostanza. Non mi fraintendete, non ho nulla contro la leggerezza anzi, piace pure a me ridere e svagarmi, ma credo che sia giusto anche tenersi informati, è essenziale per non permettere all'opportunista di turno (non mancano mai, purtroppo!) di farsi i suoi affari a nostra insaputa. Per quanto riguarda colui che per la terza volta ci sta provando a ritagliarsi la giustizia su misura per salvarsi dai carichi penali che gli penzolano sulla testa, sta veramente rasentando l'assurdo. Non è possibile che gli riesca di far passare questa! Una legge che permetta ad un imputato di qualsiasi reato ( lui la fa per sè ma non dimentichiamo che poi ne potranno usufruire tutti) di ricusare senza un valido motivo il giudice che sta indagando su di lui. Questo no...quell'altro nemmeno... Fino a che non trova quello accomodante che gliela fa passare liscia! Mi ricorda tanto quella storia di Giulio Cesare Croce "Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno" (Monicelli ne ha fatto un film esilarante) Il Più scaltro dei tre, Bertoldo, ad un certo punto viene condannato a morte dal re e ottenendo di vedere esaudito il suo ultimo desiderio trova la maniera di salvarsi la pelle: chiede di poter scegliere l'albero al quale essere impiccato. Naturalmente porta il re e le sue guardie a lungo in giro per il bosco, fino poi a trovare finalmente quello adatto a lui. Un alberello appena nato, piccolo come un bonsai, del quale occorreva aspettare la crescita. Fece ridere talmente il suo re che gli diede volentieri la grazia. Berlusconi si sta comportando come un moderno Bertoldo (Berlustoldo, direi). Noi, popolo italiano, ritenuto sovrano dalla nostra Costituzione, facciamo la parte del re magnanimo. Temo però che ci attendano poche risate e tante... bastonate!

venerdì 13 giugno 2008

La lunga mano che governa il mondo


Spesso noi occidentali osserviamo le dittature ancora presenti nel mondo e le loro efferatezze con compassione e malcelata aria di superiorità, sentendoci ormai al sicuro da simili forme di oppressione. Ma lo siamo davvero?

Dall'articolo di cui sopra si deduce che i centri di potere che fino al secolo scorso hanno esercitato, sotto l'ombrello di leggi repressive, la loro autorità in maniera palese e brutale sulle masse, vedendo l'evoluzione culturale dei popoli che iniziavano a mal sopportare i loro sistemi, hanno deciso di cambiare metodo.

Hanno intuito in maniera diabolicamente geniale che per controllare le genti era necessario dar loro una forma di democrazia apparente e un'illusione di libertà.
In realtà effettuando quasi un plagio di massa attraverso una costante e capillare disinformazione basata su false paure e false certezze.

Tutto ciò riuscendo ad occupare con uomini fidati o appartenenti alle varie lobbie i più importanti centri di potere, informativi,economici, politici, sociali, educativi, religiosi ecc. perseguendo il loro secolare scopo: il mantenimento del potere.

Sembra un soggetto da un libro di Ken Follet, vero?
Può anche essere che sia solo fantasia e a dirla tutta io sarei la prima ad esserne felice, perchè se così non fosse saremmo in una situazione davvero difficile...sogni d'oro!


Api in via di estinzione


A proposito di informazione libera ed efficiente.
Vorrei capire perchè ci hanno fatto una capa tanta per mesi con le notizie sulla "mucca pazza"e sull' "aviaria", seminando il panico in maniera spropositata rischiando di creare danni all'economia, mentre non veniamo aggiornati (se non sporadicamente) su cose così importanti quanto quella di un'imminente estinzione delle api a causa di un uso scriteriato di pesticidi in agricoltura.
(vedi il link sopra)

Non credo proprio sia casuale. Probabilmente preme ai produttori di insetticidi non divulgare troppo la cosa, se si diffondesse sarebbero costretti a prendere dei provvedimenti che vanno contro ai loro schifosi interessi.

Spero che la grande comunicazione che internet ha messo in moto, permetta una più grande consapevolezza nella gente e di conseguenza un intervento e una forza decisionale maggiore nella società.

martedì 10 giugno 2008

Se conosco l'invidia?...un po' sì, è naturale...


A proposito di invidia la mia più grande è quella verso il mio amato fratello per l’enorme fortuna che ha avuto di essere il primogenito!
Grazie a questo quando ci siamo trasferiti nell’appartamento al terzo piano di fronte all’Italsider di Cornigliano aveva potuto gattonare e correre con altri bambini in piena libertà, sui prati e sulle strade polverose di un paesino della Sardegna tra pecore e galline, inseguendosi e inseguendo nuvole dalle mille forme in quegli spazi infiniti.
Io invece al momento della traversata avevo solo 3 mesi e ho trascorso la prima infanzia praticamente da sola, con mia madre che, dovendo accudire marito e fratello operai e due bambini, aveva il suo bel da fare senza l’aiuto degli elettrodomestici che in seguito hanno notevolmente alleggerito il mestiere della donna di casa.
Pur essendo amorosa e dolce con me, era ben felice del mio buon carattere. Mi racconta spesso che mi piazzava con due sedie capovolte a mo’ di seggiolone davanti alla finestra e ci restavo ore senza lamentarmi. Che ci vedevo tra gli sbuffi del fumo grigio di quelle ciminiere, proprio non lo so.
Abituata a non vedere nessuno, se non le persone di casa, mi è venuta una paura degli altri, ma una paura vera, che quando andavamo al paese fuggivo da quella marea di parenti vocianti e complimentosi, rifugiandomi fra le gonne dell’unica zietta di cui avevo deciso di potermi fidare. “Poara stedda, cant’è ciusa”. Fin da subito mi son sentita dire che ero timida, dando per certo che questa cosa fosse oltre che vera molto negativa.
Al momento dell’asilo naturalmente non ne ho voluto sapere e dopo un paio di tentativi mia madre ha rinunciato, consigliata dalla suora assai poco motivata che si occupava di noi :”Signora, sua figlia è davvero troppo timida, meglio che se la tenga a casa…”
Che sollievo ritornare al silenzio protettivo di casa, me ne stavo sotto un tavolo di legno con una enorme tovaglia decorativa e rassicurante che scendeva quasi fino a terra. E’ l’unico ricordo che ho di quel periodo, vivido al punto che vedo ancora le scanalature nelle quali mettevo i miei oggetti preferiti e inventavo di intrattenere un sacco di amici.
Il sollievo è stato solo temporaneo però, fino al momento di frequentare la scuola elementare, credo sia stata dura per me rendermi conto che quella non l’avrei potuta evitare.
Sotto quel tavolo ho comunque guadagnato qualcosa di fondamentale, la capacità di comunicare con il mio io, che mi è stata poi molto utile , magari non sempre ho capito i messaggi che mi mandava però non ho mai smesso di ascoltarne la voce.
Per questo non invidio per nulla i ragazzini di oggi che in presenza dello stesso problema di solitudine e timidezza si buttano a capofitto in uno schermo televisivo o in una consolle, certo queste cose aiutano a combattere la noia ma non a trovare un dialogo con se stessi.

Grossa invidia anche verso la mia compagna di scuola che si prese i complimenti della maestra per la sua chioma bionda e morbida. Li avrei voluti sentire rivolti a me, che invece ricevevo commenti del tipo :”Ammetti che non sono veri, hai una parrucca…”, e i conseguenti tentativi di tirarmela via. Odiavo quei capelli così strani, tanti e crespi… quanto ora invece ne vado fiera …”Quanti capelli che hai, non si riesce a contarli….di tanti capelli ci si può fidare…” Grande Lucio ;-)

lunedì 9 giugno 2008

Vivere per amare (Patty Smith)

“Prendimi adesso baby qui come sono / stringimi forte, prova a capire / il desiderio è forte è il fuoco che respiro / l’amore è il banchetto sul quale ci sfamiamo”. Inizia così Because the Night, la sua bandiera, scritta nel 1978 insieme a Bruce Springsteen. “Perché la notte appartiene agli amanti”: è il testo simbolo di un’epoca, forgiato sullo stile di vita bohémien. Allo stesso tempo però i versi della canzone esprimono pienamente la passionalità dell’artista e, soprattutto, il suo credo nell’amore. Ricordiamo infatti che per quasi 15 anni, dall’inizio degli anni 80 a metà degli anni 90, Patti Smith ha scelto di stare lontano dai riflettori, per dedicarsi quasi totalmente alla famiglia. Solo su consiglio degli amici, il poeta Allen Ginsberg e Michael Stipe, cantante dei Rem, è tornata sulle scene, riuscendo così a superare il dolore per la morte del marito Fred, scomparso nel 1994

Arricchirsi con la diversità e fermare i bio-pirati (Doris Lessing)


La varietà di specie animali e vegetali di un ambiente ne determina l'efficienza e la ricchezza. E come la natura ha differenziato le specie per tutelarle dalle malattie, così i contadini, con le loro culture tradizionali distillate in migliaia di anni, hanno da sempre differenziato le colture per evitare le carestie. Oggi, invece, le multinazionali tentano di imporre al mondo le varietà di riso o di mais di cui detengono brevetto e proprietà per trarre un immenso profitto a discapito della tutela della biodiversità. Questo trend agricolo riflette un atteggiamento culturale: la monocultura della mente. Eliminare la ricchezza morale e materiale data dalla diversità etnica e culturale permette di ridurre la circolazione delle idee, di contenere il dissenso e di governare meglio le società.
Fermare i bio-pirati
Le industrie fartimaceutiche e agroalimentari si stanno appropriando delle varietà locali di piante officinali, frutti ed erbe custoditi da milioni di anni nel seno delle foreste vergini del mondo e grazie ai quali gli indigeni di ogni luogo si sono curati e nutriti. L'appropriazione indebita dei codici genetici tramite brevetti e diritti di sfruttamento esclusivi è biopirateria.

mercoledì 4 giugno 2008

I cento passi verso la libertà



Indimenticabile questo film di Marco Tullio Giordana.
Mi ha permesso di conoscere meglio una persona di quelle che ti fanno dire "E'un peccato non averla conosciuta", con un coraggio e uno spessore interiore fuori dal comune che gli hanno permesso di vivere i propri ideali in modo più concreto di come normalmente la maggior parte della gente li vive.
Non dev'essere per nulla facile nascere e crescere in Sicilia (e quanti sono purtroppo i posti così belli e così tremendi in Italia e non solo!)
Questo ragazzo ha preferito morire piuttosto che chinare la testa davanti a chi con l'arroganza vuole trasformare i cittadini, che dovrebbero essere legittimi padroni nel luogo in cui vivono, in esseri impauriti e striscianti.
Da brivido anche la canzone dei Modena City Ramblers...